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Iran – Oltre ogni pregiudizio

Da qualche anno ho scoperto di avere una passione per il Medio Oriente e per i viaggi che amo definire in un certo senso “hardcore”. Per gli agi, le comodità e i viaggi semplici c’è tempo.

Graffito raffigurante Khomeini sui muri esterni dell’ex ambasciata americana a Teheran.

Piccolo riassunto del mio luglio 2019
Amico qualsiasi: “Cosa fai ad agosto?”
Io: “Faccio un viaggio in Iran”.
A questo punto di solito le risposte andavano da un classico “te sei scemo” a un molto soddisfacente: “che c***o ci vai a fare?”
Sono anni che covavo questo viaggio e ad agosto in compagnia di un amico e due amiche si decolla (dopo uno scalo comodo di 24 ore a Kiev) destinazione: l’Impero del Male.

Riassunto più lungo del mio agosto 2019
Il primo impatto è stato strano e come nella migliore tradizione iraniana è iniziato all’interno di un taxi. Mi ricordo perfettamente quella sensazione di leggero timore misto a curiosità mentre osservavo fuori dal finestrino Teheran che si svegliava e la grande macchina che ripartiva come in ogni città. Tutto il resto però ve lo racconterò in 10 punti fondamentali per capire l’Iran e per farvi venire voglia di partire…e mangiare.

Le persone

Prima di partire, mi piace viaggiare un po’ con la fantasia consultando resoconti, blog ed esperienze di altre persone. La cosa che mi sorprendeva ogni volta era l’opinione entusiasta di chiunque fosse tornato da un viaggio in Iran riguardo al popolo iraniano. Da quello che in Occidente è solito che essere chiamato impero del male, stato canaglia, paese più pericoloso per la pace nel mondo, mai mi sarei aspettato qualcosa di simile e invece… E invece succede che per strada, vista la quasi assenza di turisti e stranieri, eravamo come dei divi, venivamo fermati spesso per una foto, per fare un po’ di “practice” in inglese, per chiederci le nostre opinioni sull’Iran o per conoscere qualcosa su di noi e sull’Occidente. Una volta siamo addirittura stati invitati a un matrimonio, e cosa fai dici di no? Ovunque si respirava una grande voglia di apertura verso il mondo esterno ma allo stesso tempo un grande orgoglio e amore per il proprio paese. 
Chiedere le indicazioni a qualcuno significava mobilitare un intero mercato alla ricerca di una persona che parlasse inglese che ci potesse aiutare, l’invito di un commerciante ad entrare nella bottega per bere un the significava veramente voler passare del tempo con noi senza aver un doppio fine. Gli iraniani amano stare in compagnia: a Esfahan durante la sera, il lungofiume e la piazza sono affollati di persone che fanno pic-nic. 
Il popolo iraniano è estremamente accogliente, curioso e umile, è qualcosa di culturalmente molto forte. In Iran ti sentirai sempre un ospite ben voluto e ti sentirai sempre, in ogni istante al sicuro.

La cucina

Perdersi nelle cucine locali è un viaggio dentro il viaggio come in ogni viaggio e anche e soprattutto quando si è in Medio Oriente. In Iran si mangia carne, tanta carne e poi riso allo zafferano, tanto riso allo zafferano. 
Il modo migliore per andare alla scoperta della cucina iraniana (e di qualsiasi paese) è lasciarsi guidare dai local. Ci è capitato spesso di essere fermati per strada e dopo un po’ di conversazione, essere invitati a cena a casa di uno sconosciuto: in Italia è qualcosa di impensabile, li è normale, andateci. I ristoranti sono tutti ottimi e anche nei migliori non spenderete mai più di 8/10 euro a testa. Sappiate però che al ristorante si va a mangiare il piatto re della cucina persiana, il kebab, e dopo un po’ di giorni rischierete di stancarvi. È proprio in quel momento che un invito a casa di una famiglia iraniana vi verrà in soccorso e vi aprirà le porte meravigliose della cucina persiana. 
Sul tavolo ci saranno sempre riso, carne, verdure e frutta secca (è il paradiso della frutta secca) con un sapiente uso zafferano e spezie.
Il kebab è il piatto nazionale, ma non è il kebab turco, si tratta di uno spiedino di carne macinata di agnello, manzo o pollo mescolato con prezzemolo e cipolla accompagnato da riso e verdure. Altre varianti prevedono diverse marinature o tagli di carne come quello con le costolette di agnello.
Ci sono poi vari tipi di stufato come il dizi con montone e ceci, la cui particolarità è che prima si mangia inzuppando il pane e poi bisogna schiacciare con la forchetta gli ingredienti per amalgamarli meglio. Molto amati anche i dolme, involtini di foglia di vite farciti di carne macinata, riso, verdure e spezie.
Un altro piatto da provare assolutamente è il fesenjan uno spezzatino di pollo con noci, cipolle e melagrana o il bademjan uno stufato di melanzane e pomodori tra i più caratteristici. 
Un piatto di riso accompagnerà sempre qualsiasi pietanza, il più classico è quello allo zafferano ma può essere farcito anche con mandorle, uva passa, buccia d’arancia, lenticchie, datteri, fave o pistacchi.
Gli iraniani hanno poi una notevole quantità di dolci come i famosi baghlava, il buonissimo gelato allo zafferano o il faloodeh simile a un sorbetto, è comporto da dei vermicelli di amido inzuppati in un sciroppo di zucchero, limone e acqua di rosa.
Divieto assoluto di consumo di alcolici, anche se prima della rivoluzione si produceva uno dei vini migliori al mondo (lo shirazi), in Iran si beve un ottimo the, succhi di frutta, il dough uno mix di yogurt e acqua fredda, ma soprattutto il miglior caffè espresso che tu possa bere al di fuori dell’Italia.

Una tipica cena iraniana: c’è il kebab, il riso allo zafferano, il bademjan e il dough.

La religione

La Persia è la terra dell’Islam sciita, è la terra dei sufi e dei dervisci cantati da Battiato ed è la terra della più antica religione monoteista del mondo, il Zoroastrismo. Sono rimaste poche comunità zoroastriane, ma il simbolo di Ahura Mazda o la pace e il silenzio nei Tempi del Fuoco sono un qualcosa di estremamente affascinante.
L’Iran però è soprattutto il paese islamico sciita più grande al mondo ed essendo un regime teocratico, l’Ayatollah è sia la più alta carica religiosa sia la maggior carica politica. Questo crea un gran numero di limitazioni, viaggiatori inclusi, come ad esempio l’obbligo del velo per le donne e l’obbligo di indossare i pantaloni lunghi per gli uomini. Nonostante questa forte religiosità apparente ci si renderà conto fin da subito che la maggior parte degli iraniani è atea, non pratica la religione e ha un forte desiderio di libertà dai dogmi.

La politica

Credo sia necessario fare un po’ di chiarezza: quello iraniano è a tutti gli effetti un regime dittatoriale religioso che non da spazio a libertà politiche e in cui le elezioni vengono puntualmente truccate. La teocrazia fa schifo, ma lo sono anche tutti i tentavi americani di rovesciarla. Gli iraniani hanno una gran voglia di cambiamento e di libertà, parlano continuamente di politica, sono stanchi del regime e della presenza assidua della religione. Mi auguro però che questo cambiamento avvenga dall’interno e non tramite una guerra come quella dei vicini Iraq e Afghanistan. 
L’Iran è uno stato islamico, non una società islamica, lo si capisce dopo pochi giorni nel paese. Il progetto di islamizzazione integralista nato con la rivoluzione del ’79 è fallito, dimenticate quindi il concetto di un Iran fatto di fondamentalisti islamici, fanatici religiosi e odiatori dell’occidente. La gente ha una gran ammirazione, curiosità e voglia di confrontarsi con gli europei e gli stranieri più in generale.

Bazar e moschee

Il bazar è il centro della comunità, è un via vai costante e continuo di persone che va avanti da secoli. Ce n’è uno in ogni città e ognuno ha la propria architettura e la propria storia.
Quello di Tabriz (uno di 23 siti siti patrimonio dell’Unesco presenti in Iran) è il più antico ed era uno snodo fondamentale lungo la via della seta. È lungo chilometri e come i supermercati moderni è diviso in aree a seconda delle merci. A farla da padrone sono ovviamente tappeti, frutta secca, the, spezie, prodotti in rame e ceramiche. Dimenticate tutto, perdetevi al suo interno, parlate coi commercianti e fate affari, mi sono portato a casa un tappeto fatto a mano per solo 30 euro.
Poi ci sono le moschee, con le piastrelle turchesi o rosa e le caleidoscopiche decorazioni. La bellezza è ipnotica, è un susseguirsi di colori, mosaici, geometrie, vetrate. Ma perché tutta questa bellezza nelle moschee iraniane? Il perché me lo sono immaginato così: la moschea è un luogo fresco, dona ristoro dopo un viaggio, da la possibilità di riposarsi su un morbido tappeto, le piastrelle in ceramica blu ricordano il mare e contrastano con il paesaggio desertico esterno. Si può chiacchierare, bere un the, vedere i bambini giocare. Sono inclusive e accoglienti a dispetto di quanto si pensi.

Una delle tantissime moschee blu.

Teheran

Tanti vi sconsiglieranno di andarci, ma passare qualche giorno in città è necessario per capire la società iraniana. Per scoprirla possiamo dividerla in tre: la storia, la rivoluzione e il moderno. La storia è rappresentata dalle sue perle artistiche come il Grand Bazar e il palazzo del Golestan. Per comprendere la rivoluzione del ’79 dal punto di vista iraniano dovrai andare all’ex Ambasciata Americana di Teheran, quella del film Argo. La Teheran moderna invece è rappresentata dalla torre Azadi, dalla torre Milad e dai palazzi del centro.
Per comprendere davvero Teheran però iniziate da un taxi, perché tutti prendono il taxi a Teheran ed è nel taxi che puoi fotografare e comprendere perfettamente la società iraniana attuale: in questo modo da mezzo di trasporto diventa mezzo di comunicazione. Jafar Panahi ha fatto un docufilm proprio su questo concetto, Taxi Teheran, Orso d’oro nel 2015 al Festival di Berlino.

Il deserto e Yazd

L’Iran è uno dei paesi più montuosi al mondo, al quale si alternano regioni semi-aride ricche di immensi deserti. Amo i deserti, mi ispirano, mi calmano, mi rendono felice e quindi fate come ho fatto io: andate in una moschea fatevi avvicinare da uno sconosciuto con al seguito quattro ragazze francesi che dice di essere una guida e si propone per portarvi nel deserto un giorno e una notte. A quel punto accettate la proposta, salite su una macchina guidata dall’amico della guida, tale Big Bear che non parla una parola di inglese e si fuma una canna dietro l’altra mentre guida sullo sterrato come se stesse facendo un rally. Dopodiché i punti salienti saranno, tramonto bevendo the e caffè sul lago salato con musica pompata dalle casse della macchina come i peggio tamarri, cena offerta da una famiglia di allevatori che abita alle porte del deserto, dormita di tre ore su un’asse di legno in una baracca piena di cavallette e alba sulle dune. Ah dimenticavo di quando ci ha quasi abbandonato in mezzo al deserto nel cuore della notte dicendoci di stare attenti agli scorpioni, salvo poi venirci a recuperare un’ora dopo. Meraviglioso, tutto meraviglioso. 
Ma meravigliose, anche se meno divertenti, sono le città del deserto, una su tutte è Yazd, situata in un’oasi su un altopiano a 1200 metri di altezza, che con i suoi minareti, le torri del vento, i caravanserraglio, i tappeti fu descritta anche da Marco Polo ne Il Milione. 

Il deserto Maranjab, tra Kashan e Yazd.

Le due Persepoli

Ci sono due Persepoli: una riguarda l’Iran a cavallo tra la rivoluzione islamica rappresentato nella graphic novel e nel film di animazione necessari di Marjane Satrapi. L’altra Persepoli invece sono i resti di una delle cinque capitali dell’Impero Achemenide, il sito archeologico meglio conservato dell’Impero Persiano. 
L’Iran è il paese giusto anche per gli amanti della archeologia, la sua storia è stato un susseguirsi di grandi imperi e dinastie: Assiri, Babilonesi, l’Impero Persiano, i Califfati Arabi, l’Impero Timuride, i Safavidi, i Cagiari, ognuno ha lasciato la propria traccia.

Esfahan

Esfahan è metà del mondo, questo è come viene definita la città per indicarne la sua bellezza immensa. Il cuore è la piazza Naqsh-e jahàn, tra le più grandi al mondo, che toglie il fiato: è un immenso giardino che ogni sera d’estate si riempie di famiglie che fanno picnic alla ricerca di un po’ di fresco. Circondata dai portici, sui lati si trovano l’immenso bazar, il palazzo reale e la moschea dello Scià composta dalle iconiche piastrelle blu e azzurre e dai suoi due minareti. 
E poi i giardini persiani di Chehel Sotun, la Moschea del Venerdì e il Ponte dei 33 archi, che di notte diventa un via vai di persone, spettacoli, canzoni. Questa città è una meraviglia. 

Piazza Naqsh-e jahàn, Esfahan, fotografata dalla mosche dello Scià.

Le luci di Shiraz e Kashan

Shiraz è la città del grande poeta Hafez, la cui tomba è pellegrinaggio di migliaia di persone ogni giorno. Ma Shiraz è anche la città con uno dei bazar più grandi e affascinanti dell’Iran ma è soprattutto è la città della moschea rosa, il simbolo dell’Iran (su Instagram). Al mattino i raggi del sole passano attraverso le vetrate e la luce viene riflessa all’interno della moschea creando un effetto spettacolare. E poi c’è Kashan, una città oasi, con le sue case storiche, la madrasa, i giardini e l’architettura unica del suo bazar.

La Mosche Nasir ol Molk, nota anche come Moschea Rosa, Shiraz.

L’Iran è un paese genuino e autentico, lontano dai grandi flussi del turismo di massa ma con un potenziale spropositato, con un popolo dal cuore enorme e con un bisogno estremo di apertura. Un viaggio che ispira, un viaggio per l’anima. 

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